L’amore che non trattiene

Era maggio affidai al colore un’emozione come si affida un pensiero al vento.

Non c’è un volto definito. Ho voluto che quei due corpi restassero quasi sospesi, essenziali, come accade ai ricordi che custodiamo più profondamente.
Una madre e un figlio si stringono al centro di uno spazio urbano appena accennato, fatto di muri chiari, finestre silenziose e cieli blu attraversati dalla malinconia. Intorno tutto sembra rarefatto, quasi immobile. È il tempo che si ferma un istante prima del distacco.

Sì, certo, lo riconosco, l’ispirazione nacque da quel picassiano quadro dedicato agli amanti di strada.
Mi colpiva quella capacità di raccontare l’intimità attraverso figure semplici, raccolte in un gesto assoluto. Ma nel mio acquerello gli amanti diventano altro come fossero quel legame originario tra chi mette al mondo e chi, a un certo punto, deve imparare ad andare via.

Per me questo quadro non parla soltanto di separazione.
Parla della forma più difficile dell’amore: quella che non trattiene.

Lo riguardo, oggi con occhi diversi, più distanti, sempre materni ma maturi.

Di certo scelsi colori morbidi, tratteggiai le linee incomplete, le ombre leggere per raccontare un passaggio fragile.

La madre sembra quasi voler custodire ancora quel momento, mentre il figlio è già rivolto verso il proprio destino. Eppure non c’è disperazione. C’è una dolcezza quieta, la consapevolezza che amare davvero significhi accettare il cambiamento. Tra il blu e l’ocra della mia tavolozza.

E’ il punto esatto in cui la nostalgia incontra la gratitudine.

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