La sirena

“Sei stato mai ad Augusta, tu, Corbero?” Vi ero stato tre mesi da recluta; durante le ore di libera uscita in due o tre si prendeva la barca e si andava in giro nelle acque trasparenti dei golfi. Dopo la mia risposta tacque; poi, con voce irritata: “E in quel golfetto interno, più in su di Punta Izzo, dietro la collina che sovrasta le saline, voi capelloni siete mai andati?”. “Certo; è il più bel posto della Sicilia, per fortuna non ancora scoperto dai dopolavoristi. La costa è selvaggia, è vero, senatore? completamente deserta, non si vede neppure una casa; il mare è del colore dei pavoni; e proprio di fronte, al di là di queste onde cangianti, sale l’Etna; da nessun altro posto è bello come da lì, calmo, possente, davvero divino. E’ uno di quei luoghi nei quali si vede un aspetto eterno di quell’isola che tanto scioccamente ha volto le spalle alla sua vocazione che era quella di servir da pascolo per gli armenti del Sole”.
(Tomasi di Lampedusa, dal racconto La sirena, 1958)

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