“Il dolore non è parte della vita, può diventare la vita stessa.” L’ho letto sul calendario alla data di oggi con la firma di Frida Kalo. Certo è una frase che colpisce come uno schiaffo, ma che per chiunque abbia attraversato un deserto emotivo, sa essere una verità brutale.
Chi ti vuol consolare dice che la sofferenza sia solo una “tappa”, un ospite scomodo che prima o poi toglie il disturbo. Ma la realtà è che il dolore ha una forza gravitazionale spaventosa: se non lo si affronta, smette di essere un evento e diventa l’aria che respiri, il filtro con cui guardi ogni tramonto e ogni sorriso. Non è più qualcosa che hai, ma qualcosa che sei.
Esistono, sì, quei momenti in cui ti senti bloccato in questa spirale, ed è difficile capire, come si fa con qualsiasi altro dolore, se si tratta di un dolore transitorio oppure cronico. Il dolore che occupa tutto il tuo spazio deve necessariamente essere l’unico inquilino? In un angolo del più nascosto dolore puoi metterci un’ancora? Questa può essere una soluzione ? E se piangi ? Meglio. Può succedere per capire quanto spazio occupa il dolore: necessito arte.
