La metafora dell’arancia amara

L’arancia amara che immagine potente!

Come quando l’apparenza inganna.
Vediamo: pensa a un’arancia, perfetta all’esterno, la buccia luminosa, la forma piena, promettente, profumata. Dopo averla sbucciata, non appena l’addenti, scopri l’amaro che ti pervade la bocca.

Quante volte ti è capitato? Quella relazione che da fuori sembrava perfetta, ma che dentro ti faceva sentire sempre fuori posto. Quel lavoro con il titolo prestigioso sulla carta, che però ti lasciava vuoto ogni sera. Quelle abitudini che continuavi a giustificare davanti agli altri e a te stesso, mentre ti consumavano un pezzetto alla volta.
Ci siamo cascati più volte.

Abbiamo morso arance che sembravano dolci e scoperto troppo tardi l’amaro.

Qual è stata la parte più difficile? Ammettere che qualcosa non andava, mentre tutti intorno continuavano a dire “ma che fortuna”, “cosa volere di più”, “è normale”.

La prima lezione dell’arancia amara è che ci vuole un coraggio immenso per fidarsi del proprio disgusto, per dire “questo ha un sapore sbagliato” anche quando nessun altro sembra accorgersene.

L’arancio amaro affonda radici tenaci nel terreno. Non si può semplicemente strapparlo senza affrontare il suolo stesso che lo nutre. Allo stesso modo, i pattern negativi nella nostra vita raramente sono superficiali. Sono radicati nelle nostre paure più profonde, nelle credenze che abbiamo assorbito dalla famiglia, dalla cultura, dalle esperienze passate.
Quella voce interiore che ti dice di non meritare di più. Quella convinzione che “è sempre stato così” e quindi non può cambiare. Quell’idea che sacrificarsi fino all’autodistruzione sia virtù. Queste radici vanno esplorate, portate alla luce, comprese. Non basta tagliare i rami visibili: bisogna lavorare sul terreno della nostra consapevolezza.

Capire che la consapevolezza è il nostro atto di ribellione più radicale. Ribellione contro il “va bene così” quando non va bene per niente. Ribellione contro il “tutti fanno così” quando tutti stanno male. Ribellione contro quella parte che preferisce non vedere pur di non affrontare.
Chiedersi: quali arance amare stai mordendo proprio ora? Quali situazioni ti lasciano quel retrogusto che cerchi di ignorare? Dove hai lasciato che le radici della paura e della rassegnazione crescessero così tanto da sembrarti ormai parte di te?

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