Nel silenzio fra l’ultimo respiro dell’anno e il primo battito del nuovo,
scrivo al Tempo un’altra lettera:
una poesia nascosta tra le foglie nude,
tra i rami che non hanno più paura del freddo.
Tu Tempo,
oggi ti incontro nella brina che veste le siepi,
nei passi incerti della luce d’inverno
che accarezza il mondo come una madre stanca
ma ancora piena d’amore.
Memorizza questo inizio,
non come partenza rumorosa,
ma come seme sotterrato
che non chiede rumore per fiorire.
Time memorandum:
custodisci la mia promessa sussurrata agli alberi,
ai muschi, ai ruscelli addormentati:
che tornerò ad ascoltare,
a camminare con lentezza,
a seminare parole come pane caldo
nella fame muta dell’anima.
Mariuccia
