Vorrei compiere un gesto rivoluzionario che nella sua semplicità sposti ogni Capodanno dal calendario alla coscienza.
Vorrei fare questo perché l’inizio di ogni cambiamento fosse come un risveglio.
Vorrei che ogni mattino diventi una soglia, un varco etico che mi porti sempre al rinnovamento.
Vorrei rifiutare l’alibi dell’attesa: l’attesa del momento giusto, delle condizioni ideali, della data simbolica.
Vorrei eliminare quel momento in cui tutto si trasforma in vigilanza, responsabilità e presenza. Vorrei un quotidiano lavoro per essere consapevole che “Fare i conti con se stesso” è solo un’espressione dura, priva di indulgenza.
Vorrei autoassolvermi per non punirmi.
Vorrei guardarmi con lucidità.
Vorrei un atto politico prima ancora che morale: perché non può esistere trasformazione collettiva senza una trasformazione individuale.
Vorrei una coscienza che si interroga, che misura le proprie contraddizioni, che non delega ad altri il proprio cambiamento.
Vorrei uno spazio di responsabilità.
Vorrei un giorno in cui si compie una rivoluzione difficile e necessaria: senza proclami e senza fuochi d’artificio.
Vorrei che ogni giorno fosse Capodanno.
Silenzioso e radicale.
