Ognuno di noi è un universo intero. Un intreccio di ombre e luci, di slanci nobili e fragilità inconfessabili. Siamo la somma dei nostri gesti gentili e dei nostri momenti d’ira, della nostra voglia di condividere e del nostro impulso a chiuderci, trattenere, dominare. In ognuno si annidano bontà e cattiveria, avidità e generosità, cortesia e dileggio, gentilezza e irritazione. Nessuno escluso.
Non è un difetto, è la condizione umana. Ma ciò che fa la differenza – e plasma il nostro modo di stare al mondo – è l’educazione che riceviamo. La scuola, la famiglia, la società civile e politica ci insegnano cosa nutrire di ciò che siamo. E troppo spesso oggi assistiamo al paradosso: si insegna a vincere non con l’impegno e la verità, ma con l’arroganza, la furbizia, la sopraffazione.
Eppure, come ci ricorda Casula in “La forza della vulnerabilità”, dentro di noi esiste anche la resilienza. Quella forza che non si impone ma si rialza, che non mente ma trasforma. È da lì che può nascere una nuova gentilezza. Perché siamo tutti fatti di tutto. Ma possiamo scegliere chi diventare.
