L’arte dello svelare

Perché spendiamo così tante energie per la nostra arte? Non certo allo scopo di farci maestri degli altri, ma per imparare con loro cosa debbano darci la nostra esistenza,il nostro organismo, la nostra esperienza personale e irripetibile; imparare ad infrangere le barriere che ci circoscrivono e a liberarci dalle fratture che ci ostacolano, dalle bugie su noi stessi che costruiamo ogni giorno per noi stessi e per gli altri; a rimuovere i limiti generati dalla nostra ignoranza e dalla nostra mancanza di coraggio; in breve, a riempire il nostro vuoto, a realizzare noi stessi. L’arte è una maturazione, una evoluzione, un elevamento che ci permette di emergere dall’oscurità in un bagliore di luce. Lottiamo quindi per scoprire, per sperimentare la verità su noi stessi; per strappar via le maschere dietro le quali ci nascondiamo ogni giorno. Noi concepiamo il teatro- soprattutto nel suo aspetto carnale e palpabile- come un luogo di provocazione, una sfida che l’attore lancia a se stesso e anche,indirettamente,agli altri. Il teatro ha un significato solo se ci permette di trascendere la nostra visione stereotipata, i nostri livelli di giudizio- non tanto per fare qualcosa fine a se stessa ma per verificare la realtà e , avendo rinunciato già a tutte le finzioni di ogni giorno, in uno stato totalmente inerme, svelare,donare,scoprire noi stessi. In questo modo- mediante lo choc e il tremore che ci causa la caduta della maschera e delle affettazioni abituali- noi siamo in grado, senza nascondere più nulla, di affidarci a qualcosa che non è possibile definire precisamente, ma in cui si trovano compresi Eros e Charitas.

J. Grotowsky

Lascia un commento